L‘impatto della luce sull’umore

Articolo della Dott.ssa Giulia Amandolesi

Senso comune e scienza considerano l’esposizione alla luce un potente antidoto contro la depressione e in generale un importante strumento di trattamento per la regolazione dell’umore.
È facile accorgersi autonomamente come il tono dell’umore e le energie siano spesso influenzate dal livello di luminosità degli spazi in cui viviamo e trascorriamo maggior tempo.
Allo stesso modo anche la stagione ci condiziona. È possibile infatti percepirsi più attivi, riposati e propositivi d’estate, quando le giornate si allungano e più assonati e stanchi d’inverno.

La luce come trattamento

La Sindrome Affettiva Stagionale (SAD), scoperta e  studiata per primo dallo psichiatra, ricercatore, Norman E. Rosenthal, si distingue dai disturbi dell’umore proprio per le sue tipiche cadute depressive a ridosso delle variazioni stagionali, quali autunno-inverno, andando poi ad estinguersi nel periodo estivo.

Il ricercatore Sud Africano spiegò la correlazione tra questo tipo di depressione e la stagione in corso, grazie allo studio della luce e delle sue variazioni d’intensità nei diversi periodi dell’anno. Sarà proprio questo elemento, che permetterà alla scienza di fare grandi passi in avanti scoprendo quella che oggi è considerata la terapia di prima scelta per il trattamento della depressione stagionale, ossia, la fototerapia (light therapy).

L’essere umano, così come la sua vita e le sue abitudini, sono regolate da un moto ciclico, ritmico, meglio conosciuto come “ritmo circadiano”, variabile di non secondaria importanza all’interno del panorama presentato. Le sue modificazioni e variazioni, infatti, possono avere un impatto tutt’altro che irrilevante sul nostro umore, proprio a causa dell’alterazione delle funzioni fisiologiche di base, quali, sonno-veglia, appetito, temperatura corporea e valori ormonali.

La fototerapia e il suo impiego

Il corpo è un sistema complesso ed estremamente articolato, nel quale ogni elemento gioca un ruolo fondamentale anche se non sempre in modo così evidente. Andiamo a vedere come: 

la fototerapia agendo attraverso l’esposizione della retina (ossia la parte più interna del bulbo oculare) alla luce, stimola il nervo ottico, che a sua volta, comunica con diverse regioni del cervello come l‘ipotalamo e l’epifisi, ovvero importanti aree celebrali che regolano la produzione di molteplici ormoni, come la serotonina, il cortisolo e la melatonina. 

I valori di questi ultimi risultano sballati proprio per persone che soffrono di depressione.

Risulta così evidente come anche piccole variazioni possano avere un impatto rilevante sul nostro funzionamento.

L’esercizio di questo strumento, come accennavamo, è usualmente impiegato nei mesi considerati più critici, in cui nel paziente si palesano i sintomi depressivi.

Entrando nel vivo della pratica, l’occhio, ossia la parte più esterna del nostro sistema nervoso centrale, viene colpito da una fonte di luce naturale (elioterapia) o artificiale (light box), avvalendosi in particolare di radiazioni ultraviolette a differenti lunghezze d’onda.

Solitamente vi sono diverse modalità di utilizzo di tale tecnica, la durata del trattamento oscilla dai 30 minuti alle 3 ore, così come anche gli orari prescelti per le sedute, il tipo di lampada e l’intensità della luce. Ogni elemento non è lasciato al caso ma dipende dal tipo di valutazione clinica fatta al paziente.

Per chi è indicata?

Una metanalisi di molteplici studi, pubblicata nel 2005 sull’American Journal of Psychiatry, conferma l’efficacia della fototerapia su tutti i disturbi dell’umore e non solo su quelli di carattere stagionale, con risultati ancor più sorprendenti se combinato ad un trattamento farmacologico adeguato.

Ad oggi, la fototerapia è oggetto di continui studi, volti a validarne l’efficacia e ad ampliarne i margini d’azione nel trattamento di altre condizioni specifiche, quali: 

– Jet Lag

– Disturbi del sonno

– Ansia

– Demenza

– Disturbo disforico mestruale (DDPM)

– Psoriasi e acne

Fonti:

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