LA RUMINAZIONE RABBIOSA: MI ARRABBIO, CI PENSO E CI RIPENSO

La ruminazione rabbiosa viene definita come uno stile di pensiero ricorrente e negativo che ha come oggetto eventi che inducono rabbia, in quanto in essi il soggetto vi percepisce un’ingiustizia, un’offesa, una provocazione, un danno fisico, psicologico, una ferita alla propria immagine sociale o un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi. La persona che rumina rabbiosamente continua a pensare e a ripensare a ciò che ha generato rabbia, analizzando fatti, comportamenti e attori in modo analitico, astratto e non orientato al problem – solving.

Il soggetto potrà quindi rimanere bloccato in un circolo infinito di “ma perché proprio a me? Come si è permesso? Perché ha reagito così? Cosa avrei potuto fare? la prossima volta vedrà cosa gli dirò!”. L’esito sarà quindi un ostacolo al dissipamento e alla risoluzione della rabbia, oltre che alla possibilità di dimenticare gli episodi del passato e il dolore ad esso associato. Se quindi la rabbia si configura come una emozione di base che svolge una funzione adattiva, perché permette al soggetto di sopravvivere all’interno del proprio ambiente difendendosi da potenziali pericoli, la ruminazione rabbiosa è un processo di pensiero disfunzionale.

Il perchè della ruminazione rabbiosa

Ma perché allora la persona rumina e continua a ruminare in modo rabbioso?

Questo accade perché il soggetto ha la sensazione che così facendo ripristini uno stato di sicurezza ed equilibrio, anche fittizio, che per lui si esplica in un “meglio sentirsi arrabbiati che tristi o rifiutati”, perché è proprio dal dolore per l’ingiustizia o un rifiuto subìto che si innescano quei pensieri intrusivi che, se diventano oggetto del focus attentivo, danno avvio alla catena di pensieri disfunzionali.

Inoltre, la persona mette in atto questa strategia perché ritiene che essa gli permetterà di risolvere i problemi interpersonali, elaborando dei piani di vendetta, anche se tali progetti, nella maggior parte dei casi, non verranno mai messi in atto, in quanto non è per lui possibile agirli all’interno della relazione. A questi motivi si aggiunge il fatto che il soggetto pensi che analizzare in profondità l’evento subito lo renderà maggiormente in grado nel futuro di rispondere a situazioni simili e di ristabilire una visione di sé, non più come vittima, ma come persona forte e superiore. Questo ci dice che in qualche modo la ruminazione rabbiosa venga considerata utile dal soggetto, positiva; Tuttavia, è bene sottolineare che essa venga vissuta anche come un processo incontrollabile, sul quale il soggetto non ha alcun potere di intervento.

Quali sono le conseguenze a lungo termine di questo stile di pensiero?

Questo processo astratto e analitico di elaborazione delle informazioni aumenta la quantità di stress percepita dal soggetto: da un lato sperimenta sempre maggiore rabbia e irritazione, dall’altro cerca di sopprimere l’azione, vivendola solo nella propria immaginazione, con conseguente aumento ulteriore di irritazione e frustrazione. La tensione accumulata trova spesso il modo di liberarsi, aumentando la probabilità che il soggetto metta in atto comportamenti aggressivi e violenti in risposta ad eventi anche non correlati con l’episodio specifico che ha generato inizialmente la rabbia. Questo accade in quanto la ruminazione rabbiosa richiede al soggetto di utilizzare una grande quantità di risorse cognitive, che vengono pertanto sottratte alle funzioni cerebrali preposte all’autocontrollo. Un’altra conseguenza dolorosa della ruminazione rabbiosa è la depressione, nel caso in cui le tematiche ricorrenti fossero di natura autosvalutativa.

Lo Psicologo può aiutare a gestire la rumunazione rabbiosa?

La terapia per il trattamento della ruminazione rabbiosa prevede:

  1. Osservare, divenire consapevoli e individuare a cosa serve la ruminazione rabbiosa come modalità di risposta a quei pensieri che si vivono come intrusivi: perché rumino rabbiosamente? In risposta a quali fatti o situazioni? Questo consente al soggetto di conoscersi meglio e comprendere quindi i propri processi di funzionamento;
  2. Acquisire il controllo del rimuginio attraverso una regolazione volontaria e flessibile di operazioni mentali (pensiero ed attenzione), con l’obiettivo di non ingaggiarsi in cascate di pensieri negativi che attivano e sostengono tematiche connesse alla sofferenza emotiva. Questo vuol dire combattere l’idea che la ruminazione sia in qualche modo incontrollabile;
  3. Esplorare le paure che ostacolano il soggetto alla rinuncia del rimuginio, nonostante ne abbia acquisito il controllo e modificare quelle credenze che spingono il soggetto a considerare la ruminazione rabbiosa come qualcosa di utile;
  4. Cambiare gli scopi della ruminazione, in quanto questi ultimi orientano l’attenzione del soggetto verso determinati stimoli e ne influenzano la valutazione che il soggetto ne dà.

BIBLIOGRAFIA

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